Cucina in open space: come arredarla

In questo articolo mostro come arredare una cucina in open space attraverso un caso reale che ho progettato di recente.

In questo articolo mostro come arredare una cucina in open space attraverso un caso reale che ho progettato di recente. Da uno spazio vuoto ad un ambiente reso caldo e accogliente in uno stile moderno e industriale.

Open space arredato con cucina e salotto in stile industriale e moderno

La casa di Francesco

Francesco ha acquistato il suo primo appartamento: un trilocale in un complesso moderno, completamente ristrutturato, con pavimenti appena posati e impianti già definiti. Mi ha chiamato nel momento giusto: quando tutto era ancora vuoto ma molte decisioni erano già state prese. La sfida? Rispettare i vincoli esistenti, dare forma a un mix di stili che parlasse davvero di lui, e costruire un nido capace di rallentarlo, radicarlo, portarlo più vicino a sé.

Il risultato è un progetto che parte da una richiesta apparentemente semplice — un salotto, una cucina, qualche mobile Ikea — e che, invece, diventa l’occasione per disegnare una casa che lo sostiene davvero, in questo momento della vita.

Un nuovo inizio (inconsapevole ma necessario)

Francesco si è trovato davanti a una pagina bianca.
Aveva fatto una scelta importante: acquistare una casa tutta sua. Ma come spesso accade in questi momenti di grande cambiamento, non era del tutto consapevole del bisogno profondo che lo stava muovendo: fermarsi, riorientarsi, costruire un equilibrio nuovo.

Non è stato lui a dirlo, ma l’ho letto tra le righe: nella forma della casa, nella distribuzione, nei colori che il suo corpo chiedeva. Lui chiedeva un aiuto nell’arredare la cucina all’interno del suo open space e progettare tutto lo spazio con armonia.

E così abbiamo accompagnato questo passaggio — non solo progettando uno spazio che funzionasse, ma uno spazio che lo guidasse dolcemente a rallentare, interiorizzare, radicarsi.

I colori dell’anima: come ho definito la palette

La palette di Francesco è una delle più ampie che abbia incontrato: questo non per la quantità di colori in sé, più che altro perché  tocca tutte le categorie principali — rossi, blu, verdi, viola, arancio, gialli, marroni e neri — con toni chiari, medi e scuri.

Una ruota cromatica piena, che parla di poliedricità, di equilibrio, ma anche di un bisogno forte di esprimersi in modi diversi.

I colori interiori di Francesco

Alcuni colori chiave:

  • Verde oliva caldo (per lui il più importante) → equilibrio, natura, armonia;
  • Terracotta e sabbia → radicamento, terra, morbidezza;
  • Tocchi di ruggine e rosso bruciato → energia contenuta, senza eccessi;
  • Nero e antracite → struttura, identità, tono visivo, introspezione.

Nella definizione della palette prima, e nell’applicazione dopo, i colori sono stati usati con equilibrio, come strumento energetico e identitario.

I vincoli della cucina nell’open space

Quando Francesco ci ha contattati, molte decisioni erano già state prese:

  • Gli impianti erano già posizionati;
  • I pavimenti e i rivestimenti erano stati scelti (gres effetto legno e marmo);
  • Le murature e aperture interne non si potevano modificare.
  • Un grosso pilastro in cemento  che divide zona giorno e disimpegno era stato volutamente lasciato grezzo

Ma ogni vincolo può sempre essere considerato anche un punto d’appoggio.

Ci siamo mossi all’interno di queste regole per progettare con intelligenza: accogliendo ciò che era già deciso come parte del percorso.
Anzi, spesso accade che le scelte fatte “in autonomia” dai clienti, anche se non perfette, siano quelle giuste per loro — in quel momento. Il progetto diventa allora un accompagnamento, non una correzione.

Arredare un open space con una cucina frontale

Partire dai punti focali e dalle aperture come guida

Una delle prime letture importanti è stata la distribuzione delle aperture.

Planimetria che evidenzia una cucina all'interno di un open space più ampio
Planimetria

All’ingresso, lo sguardo corre verso il cuore della casa: il tavolo da pranzo e, subito dietro, la cucina.

Ma non è tutto. Le aperture nella zona del divano sono molto particolari: in alto, orizzontali, più vicine al soffitto che alla vista. Solo la portafinestra in cucina offre un affaccio completo.

Questo significa che la casa non “guarda” fuori con immediatezza, ma alza lo sguardo, lo porta verso l’alto, e predilige l’apertura verso destra. A livello simbolico e archetipico, è come se ci invitasse a uno sguardo più interiore, più creativo.

Un messaggio che conferma quanto già emerso nella lettura Feng Shui: Francesco è in una fase in cui ha bisogno di ridurre il fuoco, attivare l’elemento terra, e riportare equilibrio con l’elemento acqua.

Lo spazio lo stava già dicendo. Io l’ho solo ascoltato.


Il progetto di una casa in cui stare bene

Ingresso: un accoglienza diffusa

Ingresso e zona pranzo all'interno di un open space industriale
Ingresso, pranzo e disimpegno

In origine non esisteva un vero ingresso: la porta d’entrata si apriva direttamente sull’open space, senza alcun filtro o zona di transizione.Per dare identità e funzione a questo spazio, abbiamo creato un ingresso diffuso, disegnato in modo sottile tra la parete dell’ingresso stesso e il passaggio verso il disimpegno:

Un piccolo angolo è stato valorizzato con una consolle leggera e uno specchio ovale, elementi semplici ma essenziali per suggerire accoglienza e presenza;

Ingresso e salotto in un open space con la cucina arredata alle spalle
Ingresso e salotto

Il sistema di libreria verticale del soggiorno, con la sua geometria definita e ritmica, contribuisce a delimitare visivamente la zona, offrendo uno stacco materico e visivo;

Pranzo e disimpegno: il ritmo della quotidianità

Francesco inizialmente non pensava di voler dedicare spazio a una zona pranzo: credeva che la penisola in cucina sarebbe stata sufficiente.

Ma proprio in questa mancanza, si è aperta la possibilità di restituire al pasto il suo valore profondo: un momento di pausa, di nutrimento consapevole, di lentezza.

Abbiamo così progettato oltre all’isola in cucina, anche un angolo pranzo intimo ma curato, che diventasse anche una piccola isola di ritualità all’interno dell’open space:

Open space arredato con cucina e salotto in stile industriale e moderno
Vista dall’ingresso
  • Un tavolo rotondo con gamba centrale, ideale anche per un pasto in solitudine, ma pronto ad accogliere più persone;
  • Sedie leggere, visivamente aperte, per mantenere respiro e fluidità;
  • Una lampada in carta di riso sospesa, alimentata da una presa a terra: una soluzione creativa che risolve l’assenza di punto luce al soffitto, e che aggiunge atmosfera e calore.

Dal lato opposto, il disimpegno conduce alla zona notte, ma non lo fa in modo diretto: è parzialmente nascosto dalla struttura bifacciale della panca, che scherma la vista e rende il passaggio più raccolto.

Disimpegno

Questo consente di preservare la privacy della zona notte, senza interrompere la fluidità del progetto.

Salotto: lettura, radicamento, atmosfera

Il divano è grande, comodo, pensato per accogliere.
Francesco ama leggere, rilassarsi, avere ospiti.
Abbiamo posizionato un divano angolare con chaise longue in modo che:

Dettaglio di un salotto industriale all'interno di un open space con cucina alle spalle
Salotto
  • Guardi verso la porta d’ingresso, per un senso di controllo e sicurezza;
  • Sfrutti la luce naturale senza essere esposto.

Alle sue spalle, una console leggera, un quadro grande, una lampada da lettura e tende anche sulle finestre alte.

Tutti elementi pensati per costruire una sensazione di protezione, raccoglimento, e privacy.

Salotto e cucina laterale arredata all'interno di un open space
Salotto

Il tappeto — scelto con attenzione nonostante iniziali resistenze — è lavabile, pratico, ma anche materico e caldo: radica lo spazio e invita al contatto con il suolo.

Cucina: il primo colore, la prima scelta

Cucina arredata in un open space come punto focale principale
Cucina e pranzo

La cucina, frontale all’ingresso è direttamente inserita all’interno dell’open space. Nonostante ciò ha bisogno di essere percepita come uno spazio a sé e con una propria intimità.

Anche se la disposizione della cucina era vincolata dalla posizione degli impianti, lo stile è cambiato radicalmente.

Abbiamo mantenuto Ikea, ma trasformato completamente materiali e colori:

  • Base verde oliva caldo, inizialmente difficile da accettare ma poi accolto;
  • Pensili in legno, che creano un ponte tra japandi, rustico e industriale;
  • Dettagli neri per definire meglio il carattere;
  • Top e retrocucina chiari, per dare respiro e luce.
Cucina

Il risultato è uno spazio equilibrato, accogliente, coerente con la sua energia interiore.
Una cucina arredata in un open space ma che racconta chi è Francesco, e chi sta diventando.

Illuminazione e atmosfera

La casa è luminosa, ma non sempre i punti luce erano nei posti giusti.
Abbiamo risolto con:

  • Lampade sospese con cavi lunghi, alimentate da prese a terra;
  • Lampade da terra e da appoggio, con paralumi caldi;
  • Diffusori di luce morbidi, mai diretti o abbaglianti.

Il risultato è una luce calda, avvolgente, diffusa, che abbassa l’energia e invita al riposo.


Una casa che lo accompagna

Quando Francesco ha ricevuto il progetto, il suo cuore si è subito sentito al sicuro e felice, ma la sua parte razionale ha esitato.
Troppo colore. Troppo stile. Troppa differenza rispetto a ciò che immaginava. Mi ha chiesto una revisione per “alleggerire”: una cucina più minimale, colori in generale più neutri.

Ma poi ha lasciato sedimentare. Ha ascoltato. E alla fine, ha scelto proprio quella prima versione che lo aveva inizialmente spaventato.

Oggi, quella casa lo accoglie e lo accompagna.
Con il verde che lo calma, con il tavolo che lo radica, con un salotto che è anche rifugio.
E con un progetto che non gli ha detto chi diventare, ma gli ha fatto spazio per scoprirlo.


«È stato davvero sorprendente vedere come le proposte di Mattia riuscissero a dare senso a ogni angolo della casa, anche dove io non ne vedevo il potenziale.
Ho apprezzato molto la sua capacità di ascoltare, di non forzare mai, ma allo stesso tempo di portarmi con decisione verso soluzioni che forse da solo non avrei scelto… e che oggi sento perfette per me.
Alcuni dettagli, come il colore della cucina o la presenza della zona pranzo, inizialmente mi lasciavano un po’ perplesso. Ma con il tempo ho capito quanto mi facciano bene.
Ogni spazio oggi ha un suo perché, un suo ruolo nella mia giornata.
Più che un progetto d’arredo, è stato un vero percorso di scoperta.»

Francesco

Ti riconosci in questa storia?

Forse anche tu stai vivendo un cambiamento.
Forse hai già fatto alcune scelte, ma senti che manca qualcosa.
O magari desideri una casa che non sia solo funzionale, ma che ti rispecchi e ti accompagni.

Se ti risuona anche solo una parte di questa storia, sappi che ogni casa può trasformarsi.
E che non serve stravolgere tutto: serve un progetto che ascolti davvero, e che parta da te — anche da ciò che ancora non sai dire.

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